Transfer Culturale Italo-Tedesco. Lingua, Letteratura, Estetica
30. bis 31. März 2026; Università di Pisa
Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica
Il convegno internazionale si inserisce nel consolidato campo degli studi sui rapporti italo-tedeschi, assumendo una prospettiva teorica e interdisciplinare che intreccia storia della cultura, studi letterari, linguistica ed estetica. Il quadro di riferimento teorico è fornito dal concetto di transfer culturale, inteso non come semplice dinamica di trasmissione o circolazione, bensì come processo di dislocazione e riarticolazione semantica di oggetti culturali nel transito tra differenti contesti di ricezione. L’oggetto dell’indagine non è dunque limitato ai testi o ai beni culturali in quanto tali, ma riguarda le modalità della loro appropriazione, rielaborazione e rifunzionalizzazione in senso biunivoco: sia dall’Italia al mondo tedesco, sia da quest’ultimioa ll’Italia. Il focus delle giornate sul transfer comprende quindi una riflessione sui processi di traduzione interlinguistica e intersemiotica, sulla mediazione, sulla appropriazione e trasformazione di contenuti culturali in epoche e contesti differenti, nonché sui dispositivi di diffusione e sulla configurazione delle reti transnazionali coinvolte in tali processi, riguardanti l’ambito letterario, linguistico ed estetico.
Muovendo da questa cornice teorica generale, le giornate del convegno saranno dedicate all’analisi di singoli casi di studio e culmineranno in una tavola rotonda di discussione e confronto, al termine della quale sarà dato spazio ai dottorandi per esporre i risultati di ricerche riguardanti l’argomento.
Das Programm zum Workshop finden Sie hier
Tagungsort:
Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, Università di Pisa, Palazzo Venera, via S. Maria 36, Aula Colonne (I piano)
Comitato scientifico e organizzativo:
Prof. Dr. Astrid Dröse (Karlsruher Institut für Technologie)
Prof. Dr. Jörg Robert (Universität Tübingen)
Prof. Dr. Francesco Rossi (Università di Pisa)
Kontakt:
Dr. Bernhard Pattis (Karlsruher Institut für Technologie)